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Due strade, Nel dominio, forse, dell’evanescenza, Cierre Edizioni, 2007

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 Si perdono le tracce e incontro il tempo, dono leggero e involontario.
La vita dominio, forse, dell’evanescenza: un terreno dove si scivola troppo in fretta e che nella memoria rivediamo con occhi che non sono più gli stessi. Anche per questo cerchiamo di fissare emozioni e istanti che altrimenti progressivamente si attenuano. Così, mentre in disparte diamo forma ai nostri pensieri, incontriamo compagni inattesi e ritroviamo analogie dismesse. Da questa sorpresa prende vita un libro di nostre parole e immagini, compagni improvvisati e  un po’ asincroni fatalmente affiancati sullo stesso sentiero di un unico viaggio. A volte qualcuno rallenta, come a fissare un particolare, una scena lontana o forse colpito da deja-vu. Altre volte il passo è affrettato e solo il sentiero sembra accorgersi di forme indistinte, che passano. Un viaggio dove inspiegabilmente svaniscono diversità e distacchi assieme ai ricordi di un’estate. (P. Parma, 2007)

Quanto vale un istante qualsiasi della nostra vita, una scena sfiorata o attraverso cui siamo passati? E, se vale, cosa ne resta? Di quella scena, da cui abbiamo tratto parole o immagini, cosa era movimento, trasformazione, che cosa eredità (raggrumata, stratificata, sbiadita) di un passato? E come fissare l’evanescenza, come tenere nel movimento del ricordo ciò che è immobile? Sapendo che il nostro sguardo, e in esso la coscienza, si protendono da un altro tempo, un altro spazio (L. Bragaja, 2007)